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MAKARS SUMMER SCHOOL VOL.II

IL PRIMO CORSO DI FABBRICAZIONE DIGITALE PER I BENI CULTURALI IN VENETO.

La seconda e terza giornata del corso Makars Summer School si sono svolte sempre all’interno del Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna (TV) , che ha gentilmente creato una postazione di lavoro all’interno delle sale dedicate all’archeologia dove poter immediatamente elaborare i dati fotografici raccolti attraverso il software 3DFlow Zephyr.

Abbiamo iniziato con la Fotogrammetria, ossia Il processo di ricostruzione di un modello 3D da foto bidimesionali.

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La creazione del modello 3D avviene in 3 fasi:

1) Matching: Il software individua in maniera automatica dei punti chiave ben riconoscibili in almeno tre immagini scattate permettendo di creare delle corrispondenze anche con il resto delle immagini collegandole tra loro e determinando la posizione di scatto di ciascuna immagine.

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2) creazione della mesh: Partendo dai punti rilevati, il software riempie la superficie di poligoni, creando quello che nel mondo delle immagini tridimensionali viene chiamato Mesh.

3) Creazione della texture: applicazione dei colori al nostro modello.

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Ecco qui il modello 3D del Leone della Repubblica Serenissima di Venezia, da una lastra marmorea proprietà del Museo!

Per vivere appieno l’esperienza di come funziona un Museo, abbiamo potuto assistere alla apertura di una delle vetrine per il recupero di un reperto.

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Il docente Giulio Bigliardi di 3D Archeo Lab, ha poi introdotto alla scansione con scanner 3D a luce strutturata. Abbiamo usato una soluzione low-cost come Scan in a box.

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Tuttavia, prima di cominciare la scansione dei reperti più piccoli, la conservatrice del Museo Emanuela Gilli ha fornito opportune indicazioni su come è necessario maneggiare i manufatti antichi sottolineando l’importanza lasciare sempre che sia il responsabile del sito a spostare i reperti, soprattutto quelli più delicati.

La scansione 3D a luce strutturata avviene attraverso la rilevazione, con una telecamera, della deformazione di una griglia proiettata su un oggetto. La procedura viene ripetuta da tutti i lati per ottenere una scansione a 360°. È un metodo semplice ed efficace per rilevare oggetti di piccole o medie dimensioni.

Abbiamo anche scoperto però che non tutto si può scansionare in 3D!

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Per esempio oggetti metallici o molto lucidi, oggetti trasparenti o oggetti troppo scuri possono dare qualche problema durante la scansione e abbiamo dovuto rinunciare alla scansione di un prezioso balsamario in vetro.

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Con il software che gestisce lo scanner si procedere all’allineamento delle scansioni una dopo l’altra, facendo coincidere almeno 3 punti di ogni scansione con la successiva, fino all’ottenimento della mesh, ossia del modello 3D intero.

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Una volta ottenuta la mesh, si procede alla creazione della texture, ossia si applicano al modell, i colori che sono stati rilevati dallo scanner.

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In due giornate siamo così riusciti a rilevare un buon numero di reperti di piccole, medie ed anche grandi dimensioni. I file sono ora pronti per la pulizia finale, il caricamento online e la preparazione per la stampa 3D.

Seguiteci la prossima settimana per scoprire come l’abbiamo fatto!

marin davide