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Il Lumi Blog

MAKARS SUMMER SCHOOL VOL.IV

IL PRIMO CORSO DI FABBRICAZIONE DIGITALE PER I BENI CULTURALI IN VENETO.

Dopo aver esplorato la rilevazione 3D, durante le ultime due giornate, il corso Makars Summer School si è focalizzato sulla stampa 3D.

Innanzi tutto assieme a Manuela Pipino di Lumi Industries abbiamo cercato di capire cosa è la stampa 3D.

La stampa 3D viene detta anche manifattura additiva perché, per costruire un oggetto, aggiunge materiale. Mentre gli strumenti di produzione tradizionali, come la fresa, sottraggono materiale, e quindi sono considerati manifattura sottrattiva.

Abbiamo scoperto quali siano i suoi maggiori usi in generale e come la stampa 3D possa essere utilizzata con efficacia nella preservazione e valorizzazione dei beni culturali per:

  • restaurare ricostruendo attraverso la stampa 3D parti mancanti di manufatti,

  • rendere visibili reperti che, per la loro delicatezza, non potrebbero essere esibiti,

  • educare attraverso fedeli riproduzioni di opere altrimenti inaccessibili,

  • rendere i musei accessibili a non vedenti e ipovedenti con percorsi tattili.

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Ma esistono diverse tecnologie di stampa 3D ed è importante imparare a conoscerne le caratteristiche e peculiarità per sapere come usarle al meglio.

Giulio Bigliardi di 3D Archeolab, nella prima giornata, ha introdotto la stampa 3D a filamento, quella più conosciuta, mostrando le diverse tipologie, i materiali che possono essere utilizzati su questo tipo di macchine e di conseguenza cosa può essere realizzato.

Normalmente viene usata per realizzare oggetti di dimensioni medio grandi, che non necessitano dettaglio estremo. Per la stampa sulle due macchine a filamento disponibili abbiamo quindi scelto i reperti più grandi.

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Gli studenti hanno imparato che, prima di procedere alla stampa, è necessario preparare i modelli 3D a seconda della tecnologia di stampa 3D.

Nel caso del filamento è importante scegliere la posizione migliore nel quale stampare l’oggetto, lo spessore delle pareti dell’oggetto, il tipo di riempimento e naturalmente lo spessore degli strati che andranno a sovrapporsi: meno spessi sono, maggiore sarà la risoluzione della stampa.

I modelli rivisti, corretti e preparati dai ragazzi sono quindi stati inviati alla stampa!

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Con Manuela, abbiamo invece esplorato la tecnologia di stampa a resina, il campo di lavoro di Lumi Industries.

Questa tecnologia utilizza delle resine liquide che si solidificano con la luce emessa o da un proiettore DLP o da un laser a luce UV. Lumi Industries a messo a disposione entrambe le tipologie con le sue maccjuine: LumiForge (stampante a proiettore DLP) e la nuova Lumipocket LT (stampante SLA a laser).

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Prima di passare alla stampa anche in questo caso gli studenti hanno dovuto preparare i file alla stampa, con regole diverse da quelle della stampa a filamento.

Nella stampa a resina, è sempre importante svuotare gli oggetti, ma non serve un riempimento. E’ fondamentale creare dei supporti che sostengano i modelli e per questo si deve studiare la posizione migliore in cui posizionare l’oggetto in modo che debba essere costruito il minor numero possibile di supporti.

Per fare tutte queste operazioni abbiamo imparato a lavorare con il software Meshmixer, mentre con NetFab, software altrettanto libero, abbiamo visto come si correggono le imperfezioni dei modelli 3D che potrebbero creare delle incorrettezze durante la stampa.

E finalmente abbiamo stampato!

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Gli studenti hanno anche imparato, che dopo la stampa è necessario un lavoro di post-processing che include la pulizia dei modelli stampati, la rimozione di supporti che sono stati utilizzati per la loro costruzione e infine la finitura finale sotto la luce UV per seccare completamente i modelli.

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Ecco le nostre riproduzioni che sono state donate al Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna (TV).

Vi aspettiamo per l’edizione 2018 di Makars Summer School!

marin davide